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Grazie alla memoria si costituisce la nostra identità, singola e collettiva. La perdita del legame col passato priva l'uomo della coscienza delle sue radici profonde e lo relega ad un'esistenza di superficie, in cui tutto si equivale, in cui nulla viene veramente scelto o compreso. Fra i compiti della scuola quello di tenere desta la memoria non è certo il meno importante. 

A riprova di ciò valgano le parole di Primo Levi, che non hanno perso nulla della loro drammatica attualità: “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. […] Se ne descrivono i segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l’abdicazione dell’intelletto e del senso morale davanti al principio d’autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un’idea”.