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“…Evento epocale con il quale si è soliti dare inizio all’età contemporanea, straordinario moltiplicatore di sofferenze ma anche di ricchezze, crogiolo di esperienze diverse e totalizzanti, il primo conflitto mondiale scaraventò i paesi belligeranti in una guerra dalle proporzioni inaudite. Fu una guerra totale, in cui tutte le risorse vennero chiamate in causa: la vita dei soldati al fronte, così come le capacità produttive dell’industria bellica e il consenso delle popolazioni, chiamate dal patriottismo e dalla propaganda a sostenere con il lavoro e l’autofinanziamento il complessivo sforzo degli eserciti.”


Inizia così, con questa lucida analisi, il racconto di Lauro James Garimberti, profondo conoscitore del primo conflitto mondiale e custode di uno straordinario numero di reperti, soprattutto austriaci e italiani,  recuperati sui fronti dolomitici e carsici.  Un’avventura , quella di Lauro, che ha dell’incredibile: appassionato di alta montagna, trent’anni fa, in vacanza, trova per caso una pallottola incuneata in una faglia di roccia; incuriosito, si reca nella biblioteca del paese dolomitico e scopre di aver raccolto un residuo bellico, risalente addirittura al primo conflitto mondiale. Da questo primo fortuito ritrovamento, nasce la passione, il desiderio di conoscere , studiare, approfondire e recarsi sui luoghi che ancora restituiscono, attraverso la concretezza degli oggetti, la drammaticità di quel periodo. Perché l’oggetto, in particolare un’arma, rimanda a chi lo ha fabbricato, agli scopi per il quale è stato progettato e dunque ad una consapevolezza: questo conflitto fu la prima ecatombe moderna della civiltà occidentale. Costò la vita a non meno di nove milioni di soldati e a un numero quasi corrispondente di civili, senza contare la quantità incalcolabile di profughi e invalidi. Recarsi sui luoghi di questa inutile carneficina, a volte anche solo per portare un fiore, ha negli anni significato, per Lauro Garimberti,  poter immaginare di guardare con gli occhi dei protagonisti questo lontano passato. Scavare e portare alla luce non solo gli armamenti e le attrezzature belliche, ma anche oggetti utili per la sopravvivenza quotidiana al fronte (pentole, stufe, gavette, medicinali, calamai, lettere…) è stato decisivo per non condannare all’oblio le storie di giovani soldati, le loro sofferenze, i loro pensieri, la loro vita.   Per le ragazze della classe V C classico del nostro Liceo è stato un incontro emozionante, che ha concluso il percorso di conoscenza degli eventi storici iniziato con la visita al museo della guerra e alle trincee di Rovereto. Non solo la lezione magistrale che con molta generosità Lauro Garimberti ci ha proposto in classe, ma anche la visita alla sua straordinaria collezione privata a Bibbiano, in un periodo in cui la guerra continua ad essere proposta come “soluzione”, hanno rinnovato il pensiero che la conservazione della memoria  di ciò che è stato non sia inutile, ma eticamente necessaria.

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